Parliamo di TWC: le celebrazioni per il ventesimo numero

Parliamo di TWC

Questo mese OTW (Organizzazione per i Lavori Trasformativi) festeggia Transformative Works and Cultures – TWC (Culture e Lavori Trasformativi), la rivista accademica online in peer-review dedicata alla sociologia dei media che ha appena pubblicato il suo ventesimo numero. Unisciti alla nostra live chat il 19 settembre.

Oggi approfondiamo un po’ la storia di TWC. Paul Booth e Lucy Bennett sono autori di TWC che lavorano spesso al peer review della rivista e sono stati entrambi guest editor di un suo numero; Paul è anche membro del consiglio editoriale di TWC. Amanda Odom è un’autrice che ha scritto due articoli per Symposium. Tutti e tre sono stati disponibili a rispondere ad alcune domande sulle loro esperienze con la rivista e con lo studio della cultura dei fan.

Il ventesimo numero della rivista è un’importante pietra miliare. Sono passati sette anni dalla pubblicazione del primo volume. Siete sorpresi dal successo che TWC continua a riscuotere?

Paul: No, non sono affatto sorpreso dal successo di Transformative Works and Cultures. Fin dal primo numero sono stati pubblicati studi e lavori accademici attenti al rigore scientifico e alla qualità, che sono stati una manna per lo studio della cultura dei fan (e per il fandom in generale). So che nel mondo accademico la pubblicazione libera, ovvero quella che non si barrica dietro sottoscrizioni obbligatorie e forme obsolete di cultura relegata in torri d’avorio, viene considerata di minor valore in molti settori accademici, ma TWC ha dimostrato l’esatto contrario. Con stili e forme di pubblicazione simili a quelle degli stessi fan, e dando a tutti l’opportunità di accedere e apprendere dalla rivista, TWC ha reso la cultura dei fan più accessibile agli accademici e ai fan stessi (e agli accademici-fan, ai fan-accademici, ai fan-studiosi e agli studiosi-fan, e a qualsiasi altra categoria!). La cultura fan è cresciuta come campo proprio a causa di questo accesso libero: grazie all’offerta di articoli intelligenti e ben fondati a persone che normalmente non si ritengono coinvolte nella disciplina accademica della “sociologia dei fan”, TWC ha ampliato la definizione di accademico e di ciò che vuol dire occuparsi di lavori accademici nel ventunesimo secolo. TWC ha ampliato i confini di questo campo e ha permesso a moltissime persone di accedere a lavori da cui erano rimaste finora escluse. Bisogna encomiarli in questo anniversario per questo lavoro importante! Noi tutti prosperiamo grazie a TWC.

Lucy: Niente affatto! Credo che la rivista sia una testimonianza assoluta della vitalità che sta caratterizzando questo campo. Credo che la cultura dei fan stia vivendo un momento molto entusiasmante del suo sviluppo: ci sono molti studiosi emergenti e, cosa molto importante, il campo sta iniziando a riflettere e studiare se stesso, analizzando le mancanze e le omissioni e portandole alla nostra attenzione collettiva. La serie di conferenze che hanno avuto luogo quest’anno (PCA [Conferenza dell’Associazione per la Cultura Popolare], SCMS [Conferenza della Società degli Studi di Cinema e Media], FSN [Conferenza della Rete di Cultura dei Fan]) e il dialogo che ne è scaturito dimostra tutta l’energia che si è sviluppata. Credo che TWC si sia evoluta con la stessa filosofia, creando dei lavori eccezionali, e degli importanti volumi speciali usciti in modo tempestivo. In particolare, credo che l’incoraggiamento alla pubblicazione di questi numeri speciali abbia rinvigorito l’energia e la direzione dalla rivista, e abbia rinnovato l’enfasi sulla protezione dei lavori e delle risorse dei fan, un fattore fondamentale per la ricerca nel fandom.

Essere una pubblicazione ad accesso libero è un altro elemento importante nel clima accademico odierno: i lavori sono disponibili e accessibili a un pubblico di lettori molto più ampio. Ritengo che sia una caratteristica della rivista incredibilmente rilevante.

Voglio aggiungere questo: ritengo che il successo di TWC dipenda in gran parte dall’incredibile supporto dato dall’editing di Kristina e Karen. In qualità di autrice e guest editor posso vedere quanto preziosa sia la loro guida in tutte le fasi del processo. Il loro incoraggiamento e supporto tanto ad autori nuovi quanto a quelli già affermati è il fiore all’occhiello di TWC.

Quindi no, non sono affatto sorpresa che TWC proceda a gonfie vele. Nutrivo grandi speranze per la rivista già leggendo i primi numeri, e sono entusiasta del suo sviluppo, che ha persino superato le mie aspettative iniziali.

Amanda: Sarei stata sorpresa del contrario. Le industrie cinematografiche, dei fumetti e dei giochi (per nominarne alcune) si stanno avvicinando sempre di più alle culture dei fan. Lo vediamo dai tipi di film che hanno riscosso i maggiori successi al botteghino in questi ultimi anni (come Il Cavaliere Oscuro, The Avengers, The Hunger Games, la saga di Harry Potter). Lo vediamo nei registi più apprezzati dai fan, come Joss Whedon e James Gunn (che ha iniziato a lavorare con la Troma, una casa di produzione da tempo amata dai fan), che hanno ricevuto le risorse necessarie a realizzare film di tale successo. Lo vediamo nell’aumento di autori “mainstream” che hanno iniziato, o continuano ad essere, autori di fanfiction. In effetti, diversi periodici non accademici hanno iniziato a prendere in considerazione la posizione delle fanfiction nei media moderni (il Washington Post, Wired, ed Entertainment Weekly hanno tutti pubblicato articoli al riguardo nell’arco dell’ultimo anno). Il fatto che i copioni ambientati in Universi Alternativi (AU) stanno diventando sempre più popolari – Star Wars e Once Upon a Time, per fare due nomi – è un altro indicatore della fluidità dei testi considerati canon.

Con romanzi come Grey e Twilight, la rielaborazione di Star Trek e Star Wars, e il nuovo prestigio di conventions come la SDCC (San Diego Comic Con) e la NYCC (New York Comic Con), in questi ultimi anni i principali mass media hanno iniziato a dedicarsi anche ai lavori trasformativi e alle comunità dei fan. C’è stato un aumento in parallelo della quantità e varietà di articoli inviati?

Paul: Devo ammettere che se il fandom sta diventando un tipo di identità sempre più diffusa, con sempre più persone che si identificano come fan e orgogliose della propria identità di fan, non ho visto un aumento nella quantità e varietà di articoli inviati. Ovviamente vedo soltanto una piccola percentuale degli articoli, solo quelli di cui mi viene richiesta la revisione e quelli per il mio numero speciale, quindi non ho una visione d’insieme degli scritti presentati. Il materiale pubblicato oggi ha mantenuto lo stesso alto standard di qualità di quello pubblicato nel 2008, e i numeri ordinari apportano una grande varietà di contenuti riguardo i lavori trasformativi. Quello che ho visto in generale nella cultura fan è una critica e una rilettura di quella narrativa che sta diventando “mainstream”. Autori come Kristina Busse, Matt Hills e Suzanne Scott rendono questa identità “mainstream” più complessa, mostrando che solo determinati tipi di identità diventano mainstream, e solo determinati fandom vengono esaltati. Anche se siamo andati oltre la percezione dicotomica “i fan dello sport sono normali, i fan dei media sono emarginati”, credo che abbiamo ancora molta strada da fare prima che i fan dei media (specialmente se non bianchi, donne, e creativi) siano ritenuti tanto validi quanto altri tipi di fan.

Lucy: Credo che la maggiore attenzione verso i fandom abbia attirato più studiosi alla cultura fan in generale, e di riflesso alla rivista. È difficile per me quantificarlo nell’ambito del materiale che ci arriva, ma in quanto lettrice e critica di TWC ho avuto modo di osservare un aumento nella portata del materiale oggetto di discussioni e pubblicazioni. Ritengo che la concentrazione globale dei media sui fandom sia affascinante nella definizione di questo panorama, sia per gli studiosi della cultura dei fan che per i fan stessi. TWC, a mio avviso, riflette bene questa energia, così come ha fatto sin dai primi numeri.

Amanda: Gli argomenti oggetto di riflessione e discussione già trattati nei precedenti numeri restano vitali ed attuali oggi quanto lo erano al momento della loro pubblicazione. Ad esempio, rileggendo il primo numero, c’è un articolo riguardo la “Democrazia partecipativa e il fandom marginalizzato di Hillary Clinton”.

Interessante è anche l’articolo “‘Ancora una volta, un’avventura da re: i giochi creati dai fan e il genere classico di avventura” del 2009, e se possibile ancora è più rilevante ora che la serie di King’s Quest ha un nuovo gioco e sia Gabriel Knight che Grim Fandango hanno ricevuto rimasterizzazioni commemorative; inoltre, molti giochi retro o indipendenti ricorrono a Kickstarter e ad altri siti di crowdfunding per far avverare i sogni dei fan e dei creatori.

La definizione stessa di fandom è diversificata. La rivista ha continuato ad includere questa diversità discutendo di musica, sport, romanzi, fumetti, film e giochi, esplorando la storia e riflettendo sugli sviluppi futuri, esaminando il fandom “in azione” tramite l’analisi di convention e gruppi. I temi dell’esperienza della partecipazione, dell’essere proprietari (di corpi, di testi), e della comunità sociale del fandom sono stati ridefiniti in seno alla trasformazione in senso “mainstream”. La partecipazione dei fan ha continuato ad evolvere, ma la rivista è rimasta in grado di analizzare i molti micro e macro elementi del campo.

Mettete i vostri vestiti da critici e spiegateci cosa cattura la vostra attenzione in un articolo, e lo rende adatto ad essere pubblicato nella rivista.

Paul: Gli articoli che per me sono i più interessanti sono quelli che esplorano nuove direzioni nello studio della sociologia dei fan. Credo che il potere di riviste come TWC risieda nel suo impegno nel guardare avanti, spingere il campo di studi ad aprirsi in nuove direzioni. Un articolo pubblicabile deve essere radicato nella letteratura ma non dipendere da essa, continuando a riformulare concetti già esistenti. Deve anche dimostrare che il suo autore è competente, che conosce i lavori fondamentali in quell’area del campo di studi. Come studi ci siamo appena lasciati alle spalle il saggio di Jenkins del 1992 (che resta comunque importante): da allora, solo negli ultimi dieci anni è stato pubblicato così tanto sulla cultura dei fan che si è reso fondamentale riconoscere quali sono stati i cambiamenti più significativi all’interno della disciplina. Ovviamente siamo aiutati dal fatto che la materia non è così estesa da essere ingestibile! Ma per me resta fondamentale trovare spunti originali. Adoro il mio ruolo di critico, essere in prima fila nello sviluppo del campo, vivere il brivido di conoscere quello che ci sta aspettando dietro l’angolo.

Lucy: Ci sono diversi argomenti che mi appassionano in un potenziale articolo per TWC. Un tentativo coraggioso di ricerca di un metodo, una tesi convincente, o l’esplorazione di un argomento di cui ancora non si è discusso abbastanza. Gli studi sulla letteratura che vanno al di là del solito approccio possono essere molto interessanti. Trovo che l’enfasi sulle pratiche trasformative attragga studi molto dinamici, e quelli che tra questi si occupano di temi nuovi o poco affrontati riescono a stimolarmi e incuriosirmi sin dall’inizio.

Amanda: Qualsiasi testo dovrebbe essere in grado di attrarre il lettore, perché è rilevante per una visione d’insieme. Per quanto riguarda la cultura fan, mi piace seguire le connessioni tra testi appartenenti a un genere specifico e a uno più generale, tra un genere e il suo pubblico di lettori, tra i lettori e una comunità.

Potete dirci qualcosa sul processo di editing pre-produzione? Lo staff editoriale lavora con gli autori? In generale, un articolo cambia dalla proposta alla pubblicazione in rivista?

Paul: Posso parlare solo della mia esperienza con la rivista: gli articoli che ho pubblicato e il numero speciale che io e Lucy abbiamo curato. In generale la quantità di modifiche operate ad un articolo possono variare molto, in base a cosa ci è stato inviato e al tipo di revisione che si rende necessaria. Le modifiche al contenuto tramite peer review possono essere molto laboriose o insignificanti; dipende sempre dalla qualità iniziale del materiale. Il primo articolo che ho inviato alla rivista (per il numero 9, “Fan/Remix Video”) era molto diverso da quanto poi in effetti pubblicato grazie ad un certosino processo di peer review. Ho ricevuto opinioni estremamente positive che hanno aiutato il mio articolo a rafforzarsi, e nel processo è cambiato molto! L’altro articolo che ho pubblicato, nel numero 18, non ha subito altrettanti cambiamenti a livello di contenuto. (Non voglio fare commenti sugli editori o su chi si occupa del peer review, che sono rimasti eccellenti: si tratta solo di una riflessione su articoli scritti in momenti diversi della mia carriera.) Entrambi gli articoli al momento della loro pubblicazione erano diversi da quelli che avevo inviato: diversi, e sostanzialmente migliori. Questo è uno dei motivi per cui mi piace molto il processo di peer review degli articoli: ho scoperto che i miei stessi scritti hanno beneficiato a tal punto dal peer review, sia nell’ambito di TWC che nelle altre riviste a cui ho contribuito, che ora in cambio cerco sempre di dare opinioni qualitativamente valide.

Pubblicare un numero speciale presenta sfide e ricompense differenti, ovviamente: sia io che Lucy abbiamo lavorato più a stretto contatto con gli editori per dare il nostro commento agli autori. Ho potuto seguire il processo di revisione più da vicino, e sono rimasto colpito dall’altissimo standard di qualità. Senza eccezioni, per ogni articolo, io, Lucy e l’autore abbiamo riletto il materiale fino a trovarlo perfetto, solo per vedercelo riconsegnato con un sacco di segni rossi! Il lavoro dei revisori spesso non viene pubblicizzato, ma non è mai invisibile; anzi, per meglio dire, è sempre invisibile, appunto perchè è di ottima qualità.

Lucy: Lo staff editoriale di TWC è molto scrupoloso nel guidare ed aiutare, e questa è una parte fondamentale del processo. Tanto lavorare come guest editor quanto il processo di pubblicazione in sè sono state esperienze molto gradevoli per me, principalmente grazie allo staff editoriale in grado di lavorare meravigliosamente di concerto con i guest editor. Certo, un articolo può cambiare molto durante il processo, ma dipende da articolo ad articolo. Il processo di peer review di TWC, a cui contribuisco da qualche anno come revisore, è sempre molto costruttivo, e le opinioni che vengono date sono mirate ad aiutare l’autore a rendere il suo articolo il più saldo e meglio fondato possibile.

Una parte che a volte gli autori trascurano è quella di creare ed evidenziare in modo esplicito nell’introduzione una tesi che viene poi sviluppata nell’articolo, o rispettare una divisione in parafrasi secondo criteri ben definiti: si tratta di un’omissione significante per una rivista che stima grandemente l’importanza della spiegazione delle metodologie, specialmente se riguardano le risorse dei fan. Vedere le trasformazioni che avvengono quando queste mancanze sono corrette può essere un’esperienza molto costruttiva. Altri articoli possono aver bisogno di modifiche di entità molto minore, ma direi che, nella mia esperienza, sono veramente pochi gli scritti che non giovano in qualche modo dei commenti e dei suggerimenti apportati durante il processo di peer review di TWC.

Amanda: Secondo la mia esperienza di editore e scrittrice, credo che dipenda da molti fattori. In alcuni casi abbiamo ricevuto dei saggi già meravigliosamente completi: ben fondati, pertinenti, e che risuonano con le tematiche di un particolare argomento. Questi tipi di testi sono davvero stimolanti.

Altre volte un ricercatore può essere sulla strada giusta, ma con alcuni dubbi su cosa dovrebbe essere esplicitato o sviluppato o dettagliato in base al pubblico di riferimento o allo scopo generale del testo. (In realtà, con una rivista che si occupa in modo così ampio delle comunità del fandom, bisogna stare attenti: alcuni lettori sono familiari con le fanfiction AU, ma sono spaesati dal LARP, o Live Action Role Playing, che non sono altro che giochi di ruolo dal vivo.) A quel punto, email e corrispondenza varia iniziano a circolare, permettendo lo scambio di suggerimenti, opinioni sull’interpretazione, e a volte persino scambio di ricerche o risorse.

Voi tutti, Lucy, Paul e Amanda, siete autori della rivista. Cosa vi ispira e vi spinge maggiormente a scrivere quando si parla della cultura dei fan e della sociologia dei media?

Paul: Oh, questa sì che è una domanda difficile! Se dovessi dire cosa mi attrae nello specifico alla cultura dei fan e alla sociologia dei media, direi che è l’enorme impatto dei fandom nel mondo. Credo che il fandom sia uno degli elementi più importanti della nostra cultura, e non solo perchè (parte di esso) è diventato parte della cultura popolare negli ultimi anni. Associamo i fan ai testi dei media, specialmente in una rivista come TWC, e abbiamo dei buoni motivi per farlo. I fan sono in vista: fanno cosplay, scrivono fiction, producono video. In 130.000 vanno al Comic-con. A milioni usano Tumblr, Twitter, o Wattpad per incontrarsi e parlare dei loro show televisivi, film e libri preferiti.

Senza dubbio, si tratta di aspetti molto importanti. Mediamente la gente consuma 15,5 ore di media al giorno, quindi passiamo più tempo a usufruire dei media che a sognare. C’è allora da meravigliarsi se i nostri media preferiti sono diventati l’oggetto delle nostre attenzioni? Il fandom è una rappresentazione visibile di questa interazione, e il modo in cui i fan criticano i media e cercano di migliorarli (secondo qualsiasi definizione del termine) è una parte cruciale della nostra vita da consumatori di media. Gli studi dei fan, in quanto mezzo per analizzare queste azioni, e per illustrarle agli altri, rivestono un ruolo altrettanto cruciale nel dimostrare l’impatto dei fan sulla nostra cultura.

Ma il fandom investe più dei media, e i fan rappresentano un sentimento molto più universale: di impatto positivo, di comunità, di dedicazione, di cambiamento sociale. Vediamo il fandom nei rituali religiosi, nelle storie intorno al fuoco, nell’impegno politico. L’andamento emozionale del fandom può essere esteso alle parti più stimolanti e drammatiche della nostra vita culturale. Gli studi dei fan oggi ci permettono di contestualizzare (anche sul profilo storico) e personalizzare le attività dei fan, e di applicare tali risultati a tutti gli altri aspetti della nostra vita.

La parte migliore dei fan è la parte migliore di noi.

(Nota bene: non sto ignorando deliberatamente gli aspetti più negativi dei fan. Studiare l’antagonismo dei fan ci aiuta a riconoscere la discordia anche in altri aspetti della vita culturale. Ma il fandom è un’esperienza positiva per così tante persone, che non posso fare a meno di trovarlo una fonte costante di idee innovative.)

Lucy: Per quanto mi riguarda, direi che gli elementi della cultura dei fan che mi affascinano di più sono la passione e la forza in essa contenute. Sono due elementi, questi, che spesso si trovano correlati quando si parla dell’oggetto delle attenzioni e dei sentimenti dei fan. Mi piace molto tentare di dipanare una cultura fan per esplorarne le aree fondamentali, e i concetti che in essa provocano piacere e conflitto. C’è così tanto materiale da esplorare all’interno della sociologia dei fan, per me è una grande fonte di ispirazione.

Amanda: Io per prima mi identifico come fan. Adoro Batman, Sandman, Silent Hill, Alien… Mi piace leggere o comunque usufruire dei testi sulle mie serie preferite, e sono fortunata ad avere una professione che mi permette di esplorare ulteriormente questa passione. Amo leggere le reazioni della gente all’interno, e alla, comunità dei fan. Amo vedere cosa creano gli artisti per espandere, ridefinire, o smantellare il canon. Esplorare il testo per trasformarlo fa sempre sentire come se si partisse dal piano terra, anche con testi di cinquecento e più anni.

Come vedete la rivista tra altri venti numeri? Come vedete i lavori trasformativi tra altri sette anni?

Paul: Premetto che le previsioni del futuro sono sempre fallaci, ma spero comunque che TWC continuerà ad andare a gonfie vele e a pubblicare lavori innovativi. Mi farebbe davvero piacere continuare la mia collaborazione, non credo proprio che la mia affiliazione cambierà! E tra sette anni, credo che i lavori trasformativi saranno altrettanto affascinanti, innovativi, e pieni di energia quanto lo sono ora. Sospetto che l’attuale regina dei social media come piattaforma di scambio sarà spodestata (Tumblr, hai i giorni contati…), ma le opere creative continueranno sempre ad essere lavori fantastici. Più le cose cambiano, più restano come prima.

Lucy: Credo che continuerà ad andare alla grande, forse addirittura pubblicando ancora più numeri all’anno, se possibile! Tra sette anni i lavori trasformativi potrebbero subire un’enorme espansione grazie al progresso tecnologico (e alla risposta degli utenti a tale progresso), oltre che andare incontro ad una maggiore integrazione con gli stessi oggetti del fandom. Orlando Jones, che ho intervistato nel 2014 con Bertha Cain per un articolo pubblicato in TWC n. 17, è un esempio efficace di come un individuo che abbia un fandom possa interagire in modo fecondo (e a volte controverso) con le sue comunità e reti di conoscenze online.

Amanda: Certo il fan accademico (accafan) non è un fenomeno sconosciuto: i ricercatori hanno una certa tendenza a esplorare quello che secondo loro è rilevante ed interessante in quanto legato al loro campo di studi.

Organizzazioni come il Fan Studies Network, la Rete di Studi dei Fan, hanno introdotto nuove comunità basate sulla ricerca e pubblicazioni simili al Journal of Fandom Studies, la Rivista di Studi sul Fandom, mentre istituzioni come l’Università dell’Iowa stanno contribuendo accertandosi che la storia dei fanzine sia preservata tramite la fondazione di archivi per le pubblicazioni dei fan per i ricercatori e i fan futuri.

La rivista, che si trova nello spettro della sociologia dei fan, continuerà a rivestire un ruolo importante nella discussione appunto perchè, come ho detto, permette di analizzare e indagare fenomeni in modo fluido e vario.

Per quanto riguarda il futuro dei lavori trasformativi come campo di studi o di pubblico interesse, si tratta di una questione molto ampia. I classici, i personaggi, i tropi, ecc. continueranno ad essere ridefiniti, e non vedo l’ora di sapere quale sarà la nuova tendenza, e cosà ascenderà alle glorie del pubblico (di nuovo).

Per concludere, qual è il momento della vostra affiliazione a TWC che vi ha reso più fieri?

Paul: Sono fierissimo di tutto quello che faccio con TWC. Credo che il numero speciale sul Fandom e le Performance che io e Lucy abbiamo editato sia stata un’esperienza fantastica, e ho imparato davvero tantissimo. Ma credo che il momento in cui sono stato più orgoglioso è quando è stato accettato da TWC il mio primo articolo. Ora come ora non ne vado troppo fiero (non credo che sia il mio articolo migliore), e sono più contento di altre cose che ho fatto da allora, ma a quel tempo, ottenere la pubblicazione su TWC è stata una conquista incredibile per me. Lo consideravo uno dei miei obiettivi accademici. Anche se sono convinto di aver superato la qualità di quell’articolo nei miei lavori più recenti, l’essere accettato da TWC rimane uno dei miei momenti più fieri.

Lucy: Sono due i momenti più significativi per me.

Il primo è stato quando hanno pubblicato il mio articolo! Era la prima volta che inviavo materiale a una rivista; si trattava di un articolo basato su un capitolo della mia tesi di dottorato sul fandom dei R.E.M. L’articolo è stato sottoposto due volte al peer review, ed è stata un’esperienza straordinariamente formativa. A un certo punto volevo arrendermi, ma Kristina e Karen mi hanno incoraggiato, e alla fine ce l’ho fatta! Non me ne sono mai pentita. Si è trattato di un processo di valore inestimabile per me e per tutto quello che ho scritto poi. Vedere l’articolo finalmente pubblicato mi ha reso davvero soddisfatta, e mi ha insegnato qualcosa che sento di dover trasmettere agli altri: continua per la tua strada e non arrenderti!

Il secondo momento di grande orgoglio è stato il numero speciale sulla performance e la performatività nel fandom (Vol. 18, 2015) che ho editato con Paul. Gli editori che erano stati designati originariamente si erano ritirati, e noi siamo subentrati in una fase già avanzata. Siamo riusciti a mettere insieme un gruppo di autori e di argomenti straordinari in davvero poco tempo. Quando ho potuto ammirare la versione finale di quel numero sono rimasta davvero, davvero compiaciuta dalla portata e dalla qualità dei lavori contenuti. Lavorare con Paul è sempre un piacere e un privilegio, quindi tutto il processo è stato davvero piacevole. Kristina e Karen sono sempre pronte a sostenere ed aiutare, e sono davvero orgogliosa degli autori in quel numero speciale. Spero di avere ancora molte altre opportunità di lavorare con TWC e spero di leggere almeno altri venti numeri!

Amanda: Quando mi hanno chiesto di partecipare al processo di peer review della rivista mi sono sentita incredibilmente onorata. Ma sapere che TWC è arrivato al ventesimo numero è il mio più grande motivo di orgoglio.

Questo post è stato tradotto dai traduttori volontari di OTW. Per saperne di più sul nostro lavoro, visita la pagina di Traduzione su transformativeworks.org.