OTW Guest Post

Guest Post di OTW: Agnese Pietrobon

Di tanto in tanto, OTW (Organizzazione per i Lavori Trasformativi) ospiterà dei guest post sui suoi account di notizie. Questi ospiti offriranno un punto di vista esterno su OTW o su aspetti del fandom su cui i nostri progetti potrebbero influire. Questi post manifestano le opinioni personali dei loro autori e non necessariamente riflettono la visione o le norme di OTW. Se volete lasciarci un suggerimento per futuri guest post, potete farlo lasciando un commento qui sotto o contattandoci direttamente. Siamo sempre lieti di ricevere consigli dai fan!

Agnese Pietrobon è studiosa indipendente di studi sul fandom, con una laurea specialistica in psicologia sociale e psicologia della comunicazione. Attualmente è presidente dell’associazione culturale fanheart3, dedicata ai fan e alla cultura dei fan. Oggi, Agnese parla del suo lavoro per fanheart3, la prima convention italiana sulle fanfiction, e la sua storia personale nel fandom.

Come hai cominciato ad appassionarti di fandom e fanwork?

Immagino di essere entrata nel mondo del fandom prima ancora di sapere che cosa volesse davvero dire la parola “fandom”. Quand’ero piccola, con gli amici ci divertivamo a mettere in scena pezzi dei nostri film e telefilm preferiti, ma cambiando gli eventi principali: Guerre Stellari, i film di Bud Spencer e Terence Hill… Poi, alle superiori, con la mia migliore amica abbiamo iniziato a condividere un quadernino in cui ci raccontavamo a vicenda storie all’interno delle quali eravamo presenti come personaggi e incontravamo i Backstreet Boys (imbarazzante, ma normale per delle adolescenti) e Kevin Spacey (sempre imbarazzante, ma meno normale per quindicenni). Né io né lei avevamo idea che questi racconti potessero essere descritti come “self-insert fanfiction” (e non adatte ai minori, tra l’altro…), ma a nostra discolpa erano anni in cui Internet era ancora agli inizi e concetti come fanzine o fanart erano completamente sconosciuti nel piccolo paese in Italia in cui vivevamo. Per me essere fan era dunque tutto questo ma anche raccogliere foto dai giornali, guardare e riguardare le mie videocassette preferite, magari facendo il fermo immagine sulle espressioni più stimolanti dei personaggi che preferivo… e condividere tutto questo con le persone che avevo accanto.
È stato solamente dopo, quando ho iniziato a leggere i libri di Harry Potter, che sono riuscita a trovare un nome per tutte queste cose che facevo: mi sono iscritta ad un blog dedicato a questo fandom e ho iniziato a condividere opinioni con gli altri membri del gruppo sulle nostre coppie preferite o riguardo il fatto che Severus Piton fosse il vero padre di Harry. Eravamo ancora al quarto libro, in attesa che il quinto venisse pubblicato, quindi teorie e idee erano all’ordine del giorno. Ad un certo punto qualcuno ha posto alla nostra attenzione dei racconti chiamati “fanfiction”. Ed è stata la fine. Un universo di nuove, straordinarie possibilità. E così, due anni dopo e un’infinità di fanfiction slash sulle spalle, mi sono ritrovata a scrivere la tesi di laurea su questo tipo di fanwork e da lì non ho più smesso di studiare quello che i fan erano in grado di creare.

Che cos’è Fanheart3 e com’è stato formato?

Fanheart3 è un’associazione culturale italiana dedicata ai fan e fondata nel 2014 grazie all’iniziativa di un gruppo di amiche.
La cosa è iniziata un po’ per protesta, in effetti! Nel 2012 ho provato ad accedere ad uno dei dottorati offerti dall’università in cui studiavo con un progetto dedicato al rapporto tra fan e attivazione emotiva. Le reazioni dei docenti di fronte alla scelta di tema sono state davvero deludenti: era chiaro che nessuno di loro aveva la benché minima idea del perché potesse essere utile parlare di fan e tanto meno riuscivano a comprendere in che modo i fandom influenzassero la produzione mediatica. Addirittura hanno sorriso, in maniera piuttosto sarcastica, all’idea che ci fosse davvero qualcosa da studiare su questo argomento.
Ho sfogato tutta la mia frustrazione con alcune amiche e insieme abbiamo iniziato a pensare a come potevamo approfondire autonomamente queste tematiche e dare il giusto rilievo a quello che a noi sembrava essere un movimento culturale importantissimo. Alla fine l’opzione migliore ci è sembrata quella di aprire un’associazione culturale e da questo è nata fanheart3.
Attualmente ci occupiamo di fandom studies attraverso attività di ricerca scientifica, interviste a persone che studiano o operano nell’ambito e articoli rivolti direttamente ai fan. Organizziamo anche piccoli eventi a tema, come la “fanhunt”, una caccia al tesoro con indizi tratti da film, telefilm, libri, ecc. Inoltre, essendo anche noi fan, partecipiamo spesso a esperienze che in qualche modo si ricollegano ai nostri interessi (come ad esempio la Mostra del Cinema di Venezia, il Lucca Comics & Games, la convention su Supernatural “Jus in Bello”) e da lì, tramite live ed articoli specifici, le condividiamo con quanti non hanno potuto prendervi parte.

Per quanto riguarda lo staff, ad oggi siamo 5 persone che lavorano attivamente nell’associazione, tutte donne dai 27 ai 37 anni. Ci consideriamo qualcosa di più di colleghe, o amiche… in un certo senso ci sentiamo quasi anime gemelle. Certo, ci scontriamo sulle ship del cuore e sui Team Marvel (PS: Team Iron Man fino alla fine del tempo), ma al tempo stesso ci sentiamo parte e testimoni di qualcosa di incredibile: una comunità – quella dei fan – fatta da persone che sono appassionate, intense, che hanno una mentalità aperta… e che certamente non sono quell’inutile oggetto di studio che quei professori sembravano credere.

Sei coinvolta nella creazione di una convention di fanfiction in Italia. Sarà la prima nel suo genere? Che tipo di difficoltà hai dovuto affrontare?

Quando abbiamo aperto fanheart3, una delle prime domande che ci siamo poste è stata: “che tipo di eventi vorremmo provare ma non sono disponibili attorno a noi?” …e quello che davvero ci interessava era un evento sulle fanfiction. Per questo abbiamo deciso di organizzare ficsIT, che è al tempo stesso un concorso letterario e una convention dedicata a queste produzioni dei fan. Il concorso è già in atto ed anzi, al momento della pubblicazione di questa intervista sarà concluso (scadenza: 31 marzo), mentre la convention si svolgerà il 3 giugno a Padova. Una giuria di esperti di fanfiction sceglierà le tre storie migliori e le premierà proprio nel corso della convention; sempre in quel giorno panelist da varie zone d’Italia si ritroveranno per parlare di argomenti come l’origine delle fanfiction e i generi, ma anche di alcune tematiche più specifiche come le nuove mascolinità delineate attraverso questi racconti.

Una delle prime sfide che abbiamo incontrato è stata, semplicemente, quella di dare un nome all’evento. Alla fine è stato scelto ficsIT sia per l’assonanza con l’espressione “fix-it” (una tag tipica delle fanfiction) sia per richiamare la collocazione italiana dell’evento (“IT”). Risolto questo, le difficoltà maggiori, tuttora in corso a dire il vero, sono legate al concorso letterario: mentre infatti abbiamo riscontrato un buon interesse per la convention in sé, con persone che hanno manifestato un grande entusiasmo per la richiesta di unirsi a noi come panelist, abbiamo finora ricevuto un numero esiguo di fanfiction per il concorso. Forse per il tema complicato (il metafandom… ovvero storie in cui i personaggi sono a loro volta fan di qualcosa), forse perché si tratta di una prima edizione. Certo è comunque che i lavori ricevuti finora sono davvero molto buoni. Contengono alcune idee che abbiamo trovato semplicemente geniali e immagino questa possa essere anche una buona occasione per ringraziare i loro autori!

Come hai scoperto di OTW e quale credi sia il suo ruolo nel fandom?

Per me è cominciato tutto con Archive of Our Own – AO3 (Archivio Tutto per Noi). Un archivio incredibile, in cui ho ritrovato fanfiction provenienti da molti dei miei archivi preferiti. Ho richiesto l’iscrizione e sono corsa ad informarmi su chi c’era dietro questo sito… e così ho scoperto OTW. Essendo una ricercatrice e una studiosa della materia, ho trovato subito molto interessante il genere di lavoro seguito da OTW, sia dal punto di vista storico che legale che culturale. OTW fa qualcosa di straordinario nel dare ai fan e ai loro lavori la stessa importanza che altri prodotti considerati più… “ufficiali”, potremmo dire, hanno automaticamente e aiuta a ricordare che i fanwork non vanno relegati ad uno scalino più basso solamente perché nessuno viene pagato per crearli. Da questo punto di vista, OTW fa sì che le persone che si approcciano a queste forme artistiche lo facciano con lo stesso rispetto riservato a tutte le altre. Oltre a questo, l’attenzione di OTW agli aspetti storici che riguardano la fan culture fa sì che venga data una sorta di background a quanto ogni nuovo fan va a creare… quasi una lettura delle origini delle nostre passioni che crea una connessione fra coloro che per primi hanno sviluppato questo genere di prodotti, faticando e sognando in un mondo senza internet, e quanti, arrivati dopo, hanno portato il loro contributo. L’attenzione verso le questioni legali è sicuramente un altro aspetto fondamentale, che personalmente ammiro moltissimo pur comprendendone poco le dinamiche. Guardando all’insieme di tutto ciò, la cosa davvero bellissima è che OTW è in grado di trattare in maniera estremamente professionale qualcosa che da molti è guardato come l’emblema del non professionale e, come fan, mi sento riconosciuta e valorizzata da questo lavoro che l’organizzazione fa per tutti noi.

Quali sono le cose che più ti hanno ispirata, quando si parla di fandom?

Credo che, su tutto, la cosa del fandom che più mi ha ispirato siano i fan stessi. Amo il fatto che condividiamo il medesimo atteggiamento nei confronti delle cose: quello di non fermarci “alla copertina” (spesso letteralmente). Certo, c’è una storia e sì, questa è stata già scritta da qualcun altro ma questa storia può nascondere qualcosa di più. Posso leggere fra le righe, guardare oltre quello che ho di fronte a me su uno schermo e aggiungere la mia interpretazione … rendendo così il prodotto qualcosa di più della somma delle sue parti. È incredibile, se ci si pensa, il genere di elaborazione emotiva e mentale che caratterizza il modo di operare del fan. Si vede un personaggio che si comporta in un certo modo e non ci si limita ad accettare la cosa, come farebbe ogni altro spettatore. Ci si fa delle domande (anche troppe ogni tanto!) e si cercano di comprenderne incoerenze e motivazioni, entrando profondamente, con perspicacia e intelligenza, dentro la storia e i suoi protagonisti. Alle volte ci si ferma a riflettere troppo o troppo a lungo, ma è il modo che abbiamo noi fan di mettere tutto di noi stessi in ciò che ci appassiona, senza aver paura di essere tacciati come strani o diversi dalle altre persone per questo. È qualcosa che mi ispira quotidianamente perché, nella sua semplicità, mi ricorda che per amare davvero qualcosa e per capirlo non puoi restarne fuori, distante e comodo, ma devi sforzarti di avvicinarti, lavorarci sopra con costanza e soprattutto aprire bene gli occhi ed osservare.


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